venerdì 30 dicembre 2011
É stato un piacere
É con viva e vibrante soddisfazione che scrivo questo centesimo, ed ultimo, post di Maremma Bona.
Mi sono divertito a giocare al blogger, ho mangiato e bevuto con la scusa di scriverne, ma credo che il gioco sia bello se dura poco, altrimenti diventa un lavoro(e magari lo fosse diventato, ho una stima incondizionata per chi riesce a farsi pagare per mangiare e bere).
Continueró a seguire l'argomento sui blog altrui, ce ne sono alcuni davvero ben fatti, a partecipare a degustazioni, a girare ristoranti, ma se vorrete la mia opinione vi toccherà chiedermela(sempre gratis ci mancherebbe).
Saluti a chi mi ha seguito e a chi qui ci é capitato per sbaglio.
Buon 2012.
mercoledì 14 dicembre 2011
Il salmone ar gatto, i mirtilli ar sorcio...
Oggi mi tocca.
Quando vivevamo a Roma, l'IKEA era lì, dietro casa, quasi una dependance, ma adesso che siamo a Grosseto è tornato ad essere quel miraggio che era stato anni fa quando ancora gli spacciatori di truciolato svedesi non avevano varcato il Rubicone.
Oggi mi tocca l'IKEA Day.
Sono disposto a girare tra gli scaffali per ore, a misurare e rimisurare per capire se lo scatolone entrerà in auto, persino a trascorrere pomeriggi a montare la libreria Expedit, ma il salmone coi mirtilli no.
Mia moglie lo sa e così non fa storie quando le dico che prima, però, andiamo a pranzo da Burde(sacrificata...).
Non sono mai stato da Burde, nonostante il gran parlare che se ne fa in Rete: si definisce trattoria, ma la cantina sembra quella di uno stellato, potresti chiamarlo ristorante, ma il menù è "a voce" e i vari neologismi, wine bar ad esempio, non si addicono affatto ad un luogo che era già aperto quando è nata mia nonna Adele, che ha un paio di mesi più di Rita Levi Montalcini.
E' Burde, semplicemente, locale storico fiorentino(con tanto di stemma sui piatti) aperto tutti i giorni a pranzo e il venerdì a cena(salvo eventi speciali, piuttosto frequenti) orchestrato dai fratelli Gori, Andrea in sala e Paolo in cucina.
Non indugio oltre in presentazioni, visto che vi sarà facilissimo trovare in Rete video e notizie su questo locale(Andrea è un perfetto Pollicino 2.0): l'ambiente è molto curato, con oggetti di gusto, che trasmettono calore, mentre il servizio è attento e veloce, tutt'altro che formale.
Mentre il locale si va riempiendo ci arrivano pane, schiacciata e un bel bicchiere di Chianti seguiti a ruota dalla nostra comanda: farinata gialla con cavolo nero per iniziare(piatto a me sconociuto prima, ma delizioso, anche grazie all'ottimo olio a disposizione) e lampredotto in zimino(piccante con spinaci, molto buono). Intanto agli altri tavoli atterrano zuppa di farro e ribollita, pecora in umido e rostinciana e altre preparazioni che ci incuriosiscono.
Allungo la mano per sbirciare la carta dei vini, abbandonata sul pianoforte(ignorantissimo in materia, comunque uno strumento musicale coi tasti): il concetto di trattoria svanisce di fronte alla selezione di Champagne o alla disponibilità di vecchie annate di Brunello Biondi Santi o di Fattoria dei Barbi, solo per fare pochi esempi.
Pochissimi minuti ed arriva il castagnaccio, alto e morbido, mentre Andrea insegue per la sala una bottiglia di vin santo, battibeccando con un cameriere su chi dovesse provvedere al rifornimento del dolce liquido.
Sicuramente una roccaforte della tradizione culinaria fiorentina, adatta anche per un pasto veloce e che merita anche una visita serale, con maggiore calma e magari il tempo di scegliersi una bella bottiglia.
E adesso si può persino andare all'IKEA.
P.S. Anche il caffè è molto buono, provatelo senza zucchero, primo perchè ne vale la pena, secondo perchè sennò mi fate arrabbiare Andrea.
N.B. Prezzi nella media(due primi, due secondi, acqua, un calice di Chianti, un dolce e due caffè 47 euro), si sale, ovviamente, se si ordina ciccia.
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lunedì 21 novembre 2011
Slow olives
Di passaggio a Ascoli Piceno decido di fermarmi per un rapido pranzo da "Migliori", gastronomia/trattoria affacciata sulla bellissima Piazza Arringo(nella foto): il chioschetto sulla piazza vende vari fritti tipici(olive, crema etc) già pronti o "da viaggio"(pronti da friggere).
Ci sediamo in un tavolo della prima sala, tra il bancone e una parete ricoperta di bottiglie di vino, in gran parte locali: l'ambiente è molto carino, familiare(effluvi dalla cucina inclusi) e ci convinciamo di aver fatto la scelta giusta.
Pochi minuti per avere il menù e raccogliere l'ordinazione(con il palmare, maledetto, che in questo ambiente un po' stona): una bella porzione di olive ascolane, polenta con il ragù e pasticcio di melanzane(in due).
Qui sorge il problema...35 minuti per friggere una dozzina di olive in un locale ormai semideserto sono francamente troppe, tanto più se ai tavoli accanto i fritti arrivano in 5 minuti: i camerieri ci sfrecciano accanto impassibili e solo una serie di sguardi poco amichevoli di mia moglie convincono il ragazzo che ci aveva preso l'ordinazione a recarsi in cucina a vedere che fine avessero fatto le olive.
Vabbè può capitare...olive strepitose(ne avremmo mangiate anche un'altra dozzina), molto buona la polenta con il ragù, poco saporito invece il pasticcio di melanzane(una versione alleggerita di parmigiana).
Prezzi onesti(26 euro in due bevendo acqua), possibilità di acquistare cibi da asporto, enoteca abbastanza fornita, un buon posto per un pasto veloce(sempre che le olive non si perdano in cucina), gli daremo una seconda possibilità.
domenica 20 novembre 2011
Si cucina, non si scalda
Sabato sera ore 20. Non ci riduciamo mai all'ultimo momento, quando possiamo mangiare fuori prenotiamo sempre per tempo, ma stasera è andata così: passeggiamo per la città cerando di farci venire in mente un posto dove mangiare bene senza spendere una cifra, ma tutti i posti che ci vengono in mente sono pieni: siamo dalle parti di Piazza della Palma...e se andassimo a "la 16?". Solitamente lo scartiamo, perchè siamo sempre di fretta(e lì cucinano, non scaldano), ma stasera no: il locale avrà forse 20 coperti(di più in estate, sulla piazza) ed è semivuoto, ci fanno compagnia due signori over 70 seduti al tavolo all'ingresso. L'atmosfera è molto diversa da quella fashion del ristorante/wine bar di fronte, con il grande bancone di aperitivi e le pareti bianche, ma la cosa non ci dispiace affatto, anzi.
La signora Manila che si occupa della sala ci fa accomodare ad un tavolo ben apparecchiato(tovaglie candide, sottopiatti, belle posate) e ci porta subito il menù; l'ambiente è piccolo ma curato con i muri di mattoncini a vista e centinaia di bottiglie alle pareti, la proposta è molto varia, con preparazioni sia di carne che di pesce e un'attenzione estrema alla materia prima, che si evince già dalla lettura.
Estremamente interessante la proposta del menù "Euro" con la possibilità di scegliere due piatti da un menù più ristretto, ma comunque valido, a 23 euro a persona, compreso coperto, pane(buonissimo), fettunta con olio nuovo, acqua e un calice di Morellino o Vermentino.
Scegliamo quest'ultima opzione e ordiniamo un piatto di formaggi dell'Amiata con miele, uva passa, pinoli e menta e una tartara di vitella come antipasti e due tagliatelle al ragù bianco di vitello come primi. Ci vengono serviti due calici di Morellino di un'azienda che mi piace particolarmente(Celestina Fè) insieme a due fettunte con l'olio nuovo(pane intinto nell'olio, come si dovrebbe) e in un tempo ragionevole arrivano gli antipasti: si nota una certa attenzione alla preparazione anche estetica del piatto, ma il gusto non è certo da meno, ottima la scelta dei formaggi, affatto scontata, e deliziosa la tartara, merito sicuramente della scelta della materia prima.
C'è spazio per un po' di conversazione, per farci spiegare da Manila a cosa serve il gadget sul tavolo(non ve lo dico, dovete indovinare quando andate) e Bruno manda in tavola le tagliatelle al ragù bianco: le due componenti si amalgamano benissimo anche se alla fine le tagliatelle la spuntano, la sfoglia è larga, ruvida e non troppo sottile, deliziose.
Chiusura con frutta al forno con caramello(ci andrebbe anche la panna che noi abbiamo omesso, ma voi mettetela) e una crema inglese espressa(arriva bollente) con sfoglie da inzuppare: non i soliti dolci, anche se forse un gradino sotto al resto della cena.
A memoria la miglior cucina provata per ora a Grosseto(me ne mancano alcune), da evitare solo per chi vuol riempirsi la panza e per chi ha fretta(per loro ci sono altre alternative).
Per chi vuole risparmiare c'è il menù "Euro", per chi non ha problemi di budget una vasta carta da cui scegliere, per tutti un servizio cortese e mai invadente(semmai il contrario).
Un'ultima nota sulla carta dei vini: particolarmente ampia, con predominanza di prodotti di alta gamma e disponibilità di alcune vecchie annate, presenta ricarichi un po' sopra la media, avrebbe bisogno "forse" di esser riscritta.
P.S. Prima di uscire sono andato a stringere la mano a Bruno in cucina...di Paesello in brick nemmeno l'ombra.
Ristorante "La 16"
Via Colombo 13(Piazza della Palma)
Grosseto
Tel. 346.0521069
www.la16ristorante.com
giovedì 17 novembre 2011
E' partita fiancata...
Ieri mattina prendendo il caffè, trovo una copia del "Corriere della Maremma" abbandonata su un tavolo del bar.
Il titolo è bello grande "Cordata senese per Maremma Incoming" e mi incuriosisce: per farvela breve, Franco Masoni, telecronista storico del Palio di Siena, fondatore e uomo simbolo di Canale 3 Toscana,(adesso passata alla figlia Virginia), sta consultando le istituzioni grossetane(Comune, Provincia, Camera di Commercio) allo scopo di acquisire il 60% di Maremma Incoming, consorzio fondato dalle locali associazioni di artigiani e commercianti per gestire e promuovere il turismo in Maremma. Come funzioni, o meglio non funzioni, Maremma Incoming lo spiega Paolo Regina, direttore di Ascom Confcommercio, a Giancarlo Capecchi(che caso...il Masoni di Maremma potremmo dire) che firma l'articolo: si tratta di un progetto-contenitore creato nel 2008, ma mai partito operativamente "perchè sul territorio è difficile reperire risorse di tipo tecnico, a livello provinciale, per fare questo lavoro".
Accidentaccio, ma non si poteva pensare ad un bel bando agostano, come avvenuto per la "figura di responsabile per la promozione del territorio, del vino e dell'agroalimentare"? In quell'occasione "il dinamicissimo presidente della Camera di Commercio" riuscì ad ottenere la collaborazione, ovviamente ben retribuita, di Luca Maroni.
Vabbè è inutile piangere sul vino versato, torniamo al Masoni e al gruppo di imprenditori senesi(Masoni li avrebbe indicati, Capecchi per ora li omette) interessati a rilevare il 60% di Maremma Incoming, per valorizzare la Maremma e le sue potenzialità, ivi compresi l'aeroporto civile, il centro fieristico del Madonnino e le strutture sportive.
Propositi lodevoli, direi, d'altra parte se le associazioni e le istituzioni maremmane trovano difficoltà nell'organizzarsi autonomamente è anche giusto che un soggetto privato possa loro offrire un supporto professionale ed organizzativo.
Sto per terminare la lettura, quando al giornalista sfugge una piccola anticipazione "nel pool del senese Masoni ci sarebbe anche la Galaxy dopo il disimpegno dall'aeroporto di Ampugnano".
"Disimpegno" non mi sembrerebbe proprio il termine giusto visto che sulla scelta di Galaxy come partner per la gestione dell'aereoporto di Ampugnano è in corso un'inchiesta della Procura di Siena che ha portato all'emissione di 16 avvisi di garanzia e che a giorni potrebbe portare anche a dei rinvii a giudizio.
Tutta questa vicenda non inficia naturalmente la validità della proposta di Masoni, figurarsi, ma credo che potrebbe indurre gli Amministratori grossetani a procedere con i famosi piedi di piombo, almeno fino a che la questione giudiziaria non sia stata pienamente chiarita.
Il Paesello ai tempi della crisi
Passo stamani di fronte ad un ristorante del centro storico molto carino, di quelli con il tocco dell'interior designer, con i prezzi medioalti, una vasta cantina, alla porta le vetrofanie(orribili se posso) dei vari riconoscimenti e guide(mi sovvengono "Ristoranti d'Italia", "Foodies"), insomma un posto molto cool, di quelli che puntano sulla qualità.
La cucina, almeno dalla strada, è a vista: ha una finestra molto grande che invita alla curiosità e così ne approfitto.
Sul piano di lavoro fanno bella mostra un paio di cartoni di "Paesello" vino bianco in brick di ottimo rapporto quantità/prezzo(15 litri per 9,50 euro qui).
Dunque: ho bandito il vino in brick per cucinare da casa mia, a furia di menate dei vari cuochi stellati, perchè "quello che usi per cucinare te lo ritrovi nel piatto" e invece i ristorantini alla moda, quelli che si riempiono la bocca di qualità, mi sfumano il mio piatto di pesce da 18/20 euro con del prezioso Paesello bianco?
Sarà la crisi?
martedì 1 novembre 2011
Ma i soldi chi te li dà?
Crisi di qui, crisi di là...se ne parla ormai anche alla Prova del Cuoco, ma mentre ho sentito varie ipotesi sulle cause di questa situazione e varie proposte, tutte fumose, sulle soluzioni possibili, mi sembra che quasi nessuno si sia azzardato ad ipotizzare quali saranno le ripercussioni di questo momento sulla nostra vita futura.
Tantomeno mi sembra che la questione abbia investito il mondo del vino.
Che la diatriba infinita tra Franco Ziliani ed Intravino sia così interessante da oscurare tutto il resto?
Che la "primavera" delle guide italiane abbia magnetizzato ogni attenzione?
Questo silenzio mi sembra strano, perchè il settore, per sua natura, dovrebbe essere uno dei più dipendenti dal sistema bancario: il fornaio monetizza entro la sera il frutto del proprio lavoro, l'imprenditore vitivinicolo no, ha immobilizzazioni che si protraggono nel tempo per mesi(se produce Lambrusco), ma anche per 5/6 anni(se produce Brunello o Barolo) e nel frattempo deve comunque gestire i flussi di cassa, aggravati anche dalle dilazioni infinite concesse ad alcuni clienti.
Accettiamo, per assurdo, che l'accesso al credito non riguardi le aziende vitivinicole, che siano tutte finanziariamente equilibrate ed autonomamente patrimonializzate: come influirà la crisi sui consumi dei clienti finali(italiani e non solo)?
Quanti di quelli, me compreso, che attualmente spendono 50/100/200 euro al mese in vino potranno continuare a farlo? E in quale misura?
Varrà la pena di mantenerli come clienti, con politiche di prezzo adeguate, in attesa di tempi migliori o sarà meglio cercarsi nuovi mercati e nuovi clienti più facoltosi?
Quante domande...
mercoledì 26 ottobre 2011
Ancora lui
![]() |
| Fonte: http://micheleambrosio.splinder.com |
Vi ho mai detto che impazzisco per il Pan co' santi e che a Grosseto non ho trovato ancora nessuno che lo fa veramente buono(mi basterebbe anche un po' meno)?
L'ho già fatto lo so(qui, qui e ancora qui).
Non avendo ricevuto segnalazioni sul fronte maremmano, vi aggiorno su quello senese: solite certezze dal Panificio Giuliani di Torrenieri(frazione di Montalcino) che forse ha solo ridotto infinitesimalmente la quantità di frutta secca, mentre una new entry scala rapidamente la classifica, piazzandosi, al momento, al primo posto: Il Panificio "Il Magnifico" di Siena, non tradisce il nome e sforna un piccolo capolavoro di frutta secca e pepe nero, fragrante e saporito, anche in versione schiacciata(estrosità perdonata alla grande).
Di sabato pomeriggio abbiamo fatto un po' di fila per assicurarci un paio di panetti ancora bollenti di forno, prezzi altini(sopra i 13 euro/kg e bollente pesa ancora di più), ma non abbiamo rimpianto neanche un centesimo. Per i non amanti del genere, e ce ne sono, anche ricciarelli deliziosi, per tutti un servizio di vendita online direttamente dal sito(il pan co' santi non è nella lista, ma non credo avranno problemi a spedirlo comunque).
Panificio Il Magnifico
Via dei Pellegrini, 27
Siena
Tel. 0577.281106
domenica 16 ottobre 2011
Come funghi...
Strane stagioni quest'anno.
Caldo, afa, sole, neanche una goccia d'acqua...se non fosse per questo vento rinfrescante che soffia forte da alcuni giorni(un peccato solo perchè alimenta gli incendi) sembrerebbe ancora uno strascico d'estate.
E la vendemmia?
Come ormai su tutto in Italia(in Toscana a dire il vero lo si è sempre fatto) ci si divide in due fazioni, gli ottimisti, di natura o di convenienza, e i prudenti.
Per ora sospendiamo il giudizio, ne riparliamo quando ci sarà da berlo.
Diverso il discorso per quanto riguarda i funghi che quest'anno sono stati veramente una rarità: certo sui banchi del mercato qualcuno se n'è visto, ma i più avevano quel colorino smorto che denota una provenienza orientale e un sapore trascurabile...pazienza sarà per il prossimo anno.
Come funghi invece crescono le costruzioni nella zona del Pizzetti: ogni volta che ci passo accanto, per recarmi in città, mi chiedo dove alloggeranno al momento tutte quelle famiglie che stanno attendendo di andare a vivere nel nuovo quartiere(e soprattutto dove avranno trovato un mutuo).
Perchè ci deve essere per forza una lunga lista di persone che stanno attendendo quelle case, mica avremo cementificato un pezzo di campagna solo perchè non si sapeva cos'altro costruire in un momento di stallo?
Se così fosse, se avanzasse manodopera, anche a tempi persi, ci sarebbe sempre da completare quella palazzina all'inizio di Principina Terra, sulla sinistra, proprio vista rotatoria: è un piccolo lavoro, c'è già muri e tetto, ma lasciata lì in quel modo, ormai da anni, fa proprio schifo.
Se proprio non si trovassero le maestranze, almeno che qualcuno ci pianti un po' d'edera per decoro.
domenica 9 ottobre 2011
Secondi a nessuno
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| Photo di G.Francalanci by Flickr.com |
Se c'è una definizione che proprio non sopporto è quella di "secondo vino".
Non voglio indagare le implicazioni commerciali e finanziarie di questa classificazione arbitraria, ma in prospettiva, mi sembra proprio che il futuro di questo tipo di prodotti sia piuttosto roseo e che la presunta "secondarietà" sia destinata a scemare.
A livello economico/politico stiamo vivendo giornate strane, in cui la necessità di un cambiamento di rotta mondiale è pari al nostro rassegnato immobilismo e se le aspettative non sono quelle di un nuovo boom mondiale, meno che mai italiano, quanto piuttosto di una progressiva, speriamo, frenata, non vedo come questo fenomeno non possa interessare, fin da subito, anche le scelte dei produttori di vino.
Se questo sarà (le alternative preferisco non prenderle in considerazione), credo proprio che ci sarà un rinnovato interesse per vini dalla sintassi corretta e comprensibile, prima di tutto piacevoli, pensati per accompagnarsi al cibo e di prezzo ragionevole.
Questo identikit sembra proprio corrispondere all'idea attuale di secondo vino.
Prendo ad esempio il Prugnolo 2009 di Boscarelli, Rosso di Montepulciano bevuto in più occasioni in questi ultimi giorni: nasce da genitori nobili, il Sangiovese e il territorio di Montepulciano, ma non te lo fa pesare, nè al palato nè al portafoglio(10 € circa), accompagna eccellentemente la cucina toscana e non ti costringe a parlare per tutto il pasto di lui, se non quando qualcuno ti fa notare che è già finita la seconda bottiglia.
Lo vogliamo chiamare ancora "secondo vino"? O meglio ancora "denominazione di ricaduta"?
Siamo sicuri che la scelta di un Nobile sarebbe stata migliore, che sarebbe stata più apprezzata?
E se sì, abbastanza da giustificare la spesa aggiuntiva?
lunedì 3 ottobre 2011
Alloctono sarai te!
La caccia all'autoctono vi ha stancato? Non ne potete più dei talebanismi del momento?
Bene, se il Vermentino e l'Ansonica non vi bastano, ma ce ne sono di ottimi, vi farà piacere sapere che in Maremma, nella zona a sud del capoluogo, soprattutto, si producono ottimi vini da uve sauvignon.
Ne produce una buona versione Antonio Camillo, braccio armato di Poggio Argentiera, che da qualche anno imbottiglia con il suo nome anche due ciliegioli pregevoli(Principio, più immediato, e Vallerana Alta, più etereo ed elegante, Eccellenza della Guida l'Espresso nell'ultima versione).
Per "Alture", questo il nome in etichetta, si utilizzano uve provenienti da una vigna vicino Pitigliano e quello che ne esce, nella versione 2010, è un vino tagliente, di ottima bevibilità e con una predominanza delle note di pompelmo, sia al naso che, soprattutto in bocca. Un vino, a mio avviso, più adatto ad accompagnare la cucina di mare, magari anche la più corposa(penso al pesce azzurro) piuttosto che per un aperitivo, dove acidità e finale "amaro", di pompelmo appunto, risulterebbero meno bilanciate. L'assaggio a qualche mese di distanza potrebbe riservare sorprese, comunque.
Scendendo da Pitigliano verso il mare, si incontra l'altra cantina che ha fatto conoscere il sauvignon Maremmano: Montauto.
Qui i vini prodotti con questo vitigno internazionale sono addirittura due: il Gessaia, da vigne recenti, delicato di note floreali e agrumate, tipiche, asciutto, diretto come il terreno che lo produce. Si avverte in questo vino, soprattutto nel finale, una maggiore sapidità rispetto all'Alture, verosimilmente dovuta alla maggiore vicinanza con il Tirreno.
Stessa nota salina che si ritrova nell'"ENOS I", proveniente da vecchie vigne(relativamente, 15 anni) e destinato ad altri traguardi sia qualitativi che evolutivi(assaggiato uno strepitoso 2006, ormai credo esaurito in cantina): un vino di ottima complessità ed eleganza che rappresenta un'altra sfaccettatura della Maremma grossetana, visto che non si vive di solo Sangiovese e Vermentino(ci sono l'Ansonica, il Ciliegiolo etc etc etc).
La mia esperienza si ferma qui, ma aspetto fiducioso indicazioni di altri produttori che si cimentino con questo vitigno, sono proprio curioso.
P.S. Perdonerete lo spot involontario per Esselunga. La campagna pubblicitaria era molto carina, il Sig. Caprotti mi è molto simpatico e il fatto che non possiamo avere un supermercato Esselunga nel raggio di 150 km mi fa molto schifo.
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mercoledì 14 settembre 2011
La terra è bassa
Prendo spunto dai commenti di Nic Marsel su questo post odierno di Intravino: per farvela breve il commentatore sottolinea la tendenza a mitizzare la campagna e la vita contadina da parte di una fetta della popolazione che in realtà non ha esperienza diretta della campagna e che invece la ricerca in un piatto o in un bicchiere.
Nic paragona noi novelli bucolici(ebbene sì mi ci metto anch'io) a quei signori che alla fine degli anni '60, seduti al Bar Casablanca erano talmente affascinati dagli operai che volevano essere uno di loro(ma si guardavano bene dal farlo).
Pur non essendo nato in città, non posso vantare alcuna esperienza significativa in campagna, non mi sono mai sporcato le mani per intendersi, e forse proprio per questo, quel mondo mi affascina: alcuni di quelli che nella mia infanzia anni '80 erano solo dei "villani", sono diventati prima "imprenditori agricoli" e adesso che si stanno riconvertendo al "contadino", una qualifica molto più bio, sembrano aver fatto la scelta giusta, specialmente se confrontati a migliaia di "dottori" precari o disoccupati.
Probabilmente Nic ha ragione, la terra è bassa e di bucolico c'è poco, tanto che molti novelli agricoltori, con annesso agriturismo con piscina, si stanno scontrando, o si scontreranno presto con la dura realtà fatta di rate di mutui da pagare, di vini sopravvalutati e di contributi GSE in via d'estinzione(ci mancava solo il fotovoltaico a rovinare le campagne).
L'impressione, e parlo soprattutto per la mia esperienza, è che gran parte degli altri ambiti lavorativi si siano rivelati, in questi anni, talmente alienanti, inutili e deludenti che la reazione spontanea sia stata quella del ritorno alla forma di produzione primordiale, l'agricoltura.
Con la brutta aria che tira in giro, con l'attuale quadro economico/finanziario non mi meraviglierei che questa tendenza fosse in ulteriore espansione.
Ha ragione Nic Marsel, la terra è tremendamente bassa, ma tutto il resto sembra sprofondare.
giovedì 8 settembre 2011
Tempi Cupi
Serata revival quella di ieri sera.
Torno dopo un anno esatto alla Trattoria Cupi, di cui avevo parlato(benissimo) qui, e trovo un ambiente completamente rivoluzionato: il locale è stato chiuso per un lungo periodo per una radicale ristrutturazione e il risultato è sicuramente ottimo.
L'aria da bar/trattoria di campagna si è, ahimè, persa, ma gli spazi si sono ampliati, sono più luminosi e fruibili, con una bella veranda, in cui trovano posto una quarantina di commensali e una grande sala interna che, a occhio e croce, potrebbe andare bene anche per una cerimonia(io ho già dato, avanti un altro). Tanto spazio che i due ragazzi, bravissimi, in sala, si meriterebbero una mano...
Quello che non è cambiato, grazie al cielo, è il menù e la sua realizzazione: Maremma allo stato puro , senza voli pindarici, con materie prime locali di ottima qualità, ma senza ostentazioni(non si sventolano km0 o presidi vari).
In pratica potrete continuare a scegliere ad occhi chiusi.
Nel bicchiere una piccola selezione dei produttori vicini, con in testa Poggioargentiera, azienda quasi confinante con il locale: scelgo, senza esitazione, di riassaggiare il Vallerana Alta 2008 che già mi aveva convinto qualche mese fa.
Fresco di riconoscimento da parte della Guida "L'Espresso", nella versione 2009, non posso che confermare che questo è un Ciliegiolo da bere e ribere, con profumi netti tipici, ciliegia, e non, prugna, e soprattutto con un tannino magistralmente condotto.
Vi dico solo che mi son fatto ritappare il vino avanzato per portarlo a casa, cosa che non faccio mai(è avanzato sì, ma ero anche da solo a bere...)
Chiudo con la raccomandazione che si legge all'ingresso: "Se avete fretta, avete sbagliato trattoria".
Non vi fate intimorire, noi abbiamo mangiato in poco più di un'ora, ne vale la pena.
Trattoria Cupi
Loc. Cupi
Magliano in Toscana(GR)
Tel. 0564.589811
mercoledì 7 settembre 2011
La fine dell'assedio
A gridar vittoria non ce la faccio, diciamo che è stato respinto l'invasore a colpi d'urna, ma i problemi di fondo rimangono e da oggi ci saranno da risolvere quelli, senza più un nemico comune da combattere.
Restano in cantina le "poche" bottiglie non ancora vendute, restano le piante di merlot e cabernet che se non possono produrre Rosso, certo non debbono produrre aceto, restano gli ettari di sangiovese piantati dove in realtà il sangiovese non cresce bene, o perlomeno non a livelli di Montalcino, in un momento in cui l'espansione dei mercati obnubilava le menti, restano le bottiglie di Brunello a 10 euro, la scarsa fama del Rosso, mentre invece ce ne sono di eccellenti, il Brunello negli hard discount, gli strascichi di Cisternopoli e chissà cos'altro.
Serve, credo, che l'assemblea dei produttori individui al più presto una strada per il futuro che, se necessario, preveda anche una contrazione della produzione, una più accurata assegnazione dei diritti, un maggiore autocontrollo sul rispetto dei disciplinari che porti la credibilità di Montalcino in alto, ai livelli che le competono.
Chi dovrà prendersi l'onere di guidare e incanalare questo nuovo corso non lo so, ma temo che lo attenderà un compito non molto semplice, auguri.
lunedì 29 agosto 2011
Lasciamoli in pace
Torna alla ribalta la questione della modifica del Disciplinare del Rosso di Montalcino.
Il problema rimandato a febbraio, quando già ebbi modo di affrontare l'argomento in altro post, si ripresenta in un periodo un po' indelicato, la vendemmia, ma d'altra parte i nostri eroi hanno un master in "tempistica errata".
Non c'è motivo per cambiare il Disciplinare, se non per santantimizzare il Rosso e riciclare i filari di vitigni internazionali dei grandi elettori, ma francamente mi sono anche stufato di dire ai Montalcinesi cosa debbono fare.
Sanno benissimo cosa fare e, poco propensi ad accettare consigli non richiesti, rischierebbero di darsi la zappa sui piedi, per quelli che ancora la maneggiano, pur di non dare soddisfazioni a quegli esperti, talmente esperti, che nella vita fanno un altro mestiere.
Voteranno secondo coscienza, magari chiedendo conforto a qualche vecchio montalcinese di quelli che con la zappa potrebbero anche scrivere, e non ci saranno problemi, almeno per chi negli anni ha lavorato con giudizio senza costruire cantine hollywoodiane e pagare uaimecher dei miei stivali.
Per gli altri sarà solo giunto il momento di smetterla di campare di rendita e di iniziare a tirare fuori le doti di imprenditori. Se ne hanno.
giovedì 25 agosto 2011
Il carrettino va in salita
Non proprio semplice la sfida portata avanti dal ristorante "Il Carrettino" di Grosseto: portare avanti la bandiera della cucina siciliana, ma utilizzando soltanto materie prime senza glutine.
Senza dubbio una ghiotta opportunità per tutti coloro che soffrono di celiachia e per i parenti e gli amici che, almeno inizialmente, si trovano spiazzati da questa condizione(state allegri non si rischia di morire di fame!).
Il risultato di questa alchimia risulta piuttosto altalenante: un menù esageratamente ampio per quelle che sono le forze in campo(2 persone in cucina, 1 in sala) rallenta, e di molto, lo smaltimento della comanda, e crea qualche mugugno e tensione soprattutto nei tavoli dove tiranneggiano i bambini(vero Lorenzo?).
Buoni gli arancini e i cazzilli, molto buona la pizza e il pane(non paragonati alle versioni tradizionali, non mi sembra giusto); i piatti mostrano tutti una buona cura nella preparazione, ma non si incontrano exploit e anzi si nota una mano piuttosto pesante con l'olio(forse nemmeno di ottima qualità).
Molto bene i dolci, veramente da consigliare: cannoli, cassate e torta setteveli al cioccolato eccellenti.
Conto nella media, con la piacevole assenza del coperto, servizio di asporto per tutto il menù
e vendita di prodotti senza glutine confezionati con orario continuato dalle 8 alle 23.
Putroppo gli effluvi della cucina arrivano anche in sala e al ritorno a casa gli abiti sono da lavare.
Il Carrettino
Via Bengasi, 7
Grosseto
Tel. 0564.28421
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domenica 21 agosto 2011
Pesce d'agosto
Torno dopo un paio d'anni di assenza in uno dei pochi locali di Grosseto in cui si respira veramente aria di ristorante: in cucina uno chef con nome e cognome, Paolo Presenti, con un curriculum vastissimo, ma la curiosità di un ventenne, niente tovagliette di carta, un ambiente curato e di buon gusto.
In cucina, appunto, nulla è cambiato, si viene qui soprattutto per la cucina di pesce, anche se non mancano preparazioni di terra: dopo un calice di prosecco offerto, apriamo con un cacciucchino delizioso, talmente ricco di crostacei che alla fine il piatto dei gusci faticherà a contenerli e una vellutata di ceci con gamberi rossi di pierangeliniana ispirazione, solo leggermente asciutta.
Proseguiamo con risotto con branzino e tartare di scampi al limone, un piatto molto fresco e adatto alla giornata sahariana, e con il marchesiano raviolo aperto, cavallo di battaglia di Paolo, con frutti di mare e salsa di patate e curry, un accostamento particolarmente riuscito, che svela la passione dello chef per la cucina orientale(tanto che spesso vengono organizzate serate con cucina giapponese).
Sarebbe il momento dei secondi, ma qui emerge una delle caratteristiche del Fontanile, i piatti di porcellana bianca che utilizzano sono di dimensioni generose, come avviene in quasi tutta l'alta ristorazione, solo che qui hanno la tendenza a riempirli e così credo, ma potrò essere smentito, che affrontare un menù completo con antipasto, primo e secondo possa risultare difficoltoso.
Rimandiamo così la valutazione dei secondi ad una prossima visita, in cui assaggeremo sicuramente anche i crudi che, diretti verso un altro tavolo, hanno rapito i nostri sensi.
Sin qui, come premesso, nessuna grande differenza con la nostra precedente visita, mentre in realtà le novità ci sono e riguardano il resto del locale che, sfruttando lo splendido spazio interno e soprattutto esterno, è diventato qualcosa di mai visto a Grosseto, uno spazio polifunzionale aperto dalle 7 di mattina in cui si può venire per una colazione, a buffet o tradizionale, per leggere un libro o un giornale bevendo qualcosa in qualsiasi momento della giornata, per un pranzo veloce a prezzi ragionevoli, per visitare una mostra di quadri(molto carine le opere pop di Micaela Giuseppone esposte attualmente), per un concerto o per la presentazione di un libro o magari, come è successo a noi, per farvi leggere la mano, gratuitamente, da una cartomante.
In estrema sintesi una cucina di pesce navigata, ad un prezzo contenuto(4 menù degustazione a 28 euro) unita alla creatività di uno staff giovane che propone eventi culturali piuttosto infrequenti a Grosseto all'interno di un ambiente delizioso e rilassante: la sostanza cè sicuramente, si tratterà soltanto di farla apprezzare ad una città piuttosto abitudinaria.
Troppo zucchero? Effettivamente qualche osservazione da fare me la sono tenuta per il finale: la carta dei vini è sì completa e corretta, ma manca forse di un po' di coraggio, diciamo che scorrendola si incontranto troppi "soliti noti", mentre le piccole insegne colorate "made in China" all'ingresso sono kitsch ai limiti del tollerabile.
Ristorante "Il Fontanile"
Via Andrea Orcagna, 61
Grosseto
Tel. 0564.492959
www.ristoranteilfontanile.it
giovedì 18 agosto 2011
Vinellando 2011
Potevano stupirci con effetti speciali, magari con l'elezione di Miss Ansonica e Mister Morellino e invece a Magliano sono tradizionalisti e così anche stasera si eleggerà il miglior Morellino dell'annata 2009 nell'ambito di Vinellando, manifestazione enologica senza tanti fronzoli che si svolgerà da oggi a domenica nel borgo maremmano.
Intorno all'ora di cena verranno resi pubblici i risultati della votazione della giuria e verranno premiati i migliori prodotti, mentre dalle 21 sarà possibile degustare i Morellino lungo le vie del paese, acquistando il bicchiere della manifestazione a 5 euro.
Stessa modalità, con inizio alle 21, anche il sabato, mentre a partire dalle 17 sarà possibile acquistare i prodotti dei viticoltori della "risorta" provincia di Grosseto.
Sicuramente un'ottima possibilità per i tanti ospiti agostani di assaggiare il miglior prodotto delle vigne maremmane.
mercoledì 17 agosto 2011
Tagadà!
Si fa un gran parlare della nuova autostrada che dovrebbe finalmente collegare Rosignano Marittimo a Civitavecchia e dotare così anche la Maremma di una via di comunicazione veloce e sicura.
Come sempre capita in Italia ci si è divisi in diverse fazioni, c'è chi l'autostrada proprio non la vuole, chi la vorrebbe sul tracciato dell'attuale Aurelia e chi invece la vorrebbe su un nuovo tracciato.
Non voglio entrare nel merito della discussione anche perchè ne so veramente poco, l'unica certezza che ho è che qualcosa di deve fare perchè così non si va avanti: da Cecina a Grosseto la strada è un enorme Tagadà, anche rispettando i limiti di velocità talvolta sembra che le ruote si stacchino da terra e ci si sente Bo & Luke sul generale Lee, per non parlare del tragitto verso Civitavecchia dove gli incroci a raso mettono ogni giorno in pericolo la vita di chi percorre quel tratto.
Si deve fare in modo che la Maremma sia ben collegata e facilmente raggiungibile, altrimenti promuoverla potrebbe risultare un'opera vana.
giovedì 11 agosto 2011
Il giardino dei golosi
Stanchi di tavoli addossati, di sedie che si sfiorano, di bimbi che urlano perché confinati in spazi angusti?
Non sopportate più di uscire dai ristoranti con i vestiti che profumano di supplì?
Ai piedi di Massa Marittima c’è la soluzione ai vostri problemi: Villa la Boccia è un ristorante con un’ampia offerta basata innanzitutto sui piatti della cucina maremmana e sulla brace, ma che, per chi lo volesse, offre anche qualche piatto di mare.
Al di là della cucina però, comunque di buonissimo livello, quello che colpisce di Villa la Boccia è l’ambiente, con i tavoli disposti sotto a piccoli gazebo dislocati all’interno del bel giardino e circondati da siepi.
L’impressione è quella di mangiare in una saletta riservata nel mezzo alla natura, in un’atmosfera veramente discreta e rilassante e con la possibilità, per i più piccoli, di approfittare dei giochi disponibili nel giardino e per voi di dimenticarvi di averli portati a cena.
Per gli appassionati di vino una carta alquanto esaustiva della produzione maremmana, con ricarichi estremamente contenuti ed addirittura una sezione “outlet” con bottiglie in promozione(noi abbiamo bevuto “Ampeleia 2005” per meno di 15 euro), mentre per i golosi, quindi per tutti, una crema di mascarpone che da sola vale il viaggio.
Scontrino alla mano, si riesce a mangiare e a bere bene, senza strafare, con 25 euro, senz’altro ben spesi, soprattutto in estate, quando sulla costa si boccheggia mentre qui serve la felpa o un maglioncino.
Villa La Boccia
Loc. Schiantapetto
Massa Marittima(GR)
Tel. 0566.902118
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