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lunedì 29 agosto 2011

Lasciamoli in pace


Torna alla ribalta la questione della modifica del Disciplinare del Rosso di Montalcino.

Il problema rimandato a febbraio, quando già ebbi modo di affrontare l'argomento in altro post, si ripresenta in un periodo un po' indelicato, la vendemmia, ma d'altra parte i nostri eroi hanno un master in "tempistica errata".

Non c'è motivo per cambiare il Disciplinare, se non per santantimizzare il Rosso e riciclare i filari di vitigni internazionali dei grandi elettori, ma francamente mi sono anche stufato di dire ai Montalcinesi cosa debbono fare.
Sanno benissimo cosa fare e, poco propensi ad accettare consigli non richiesti, rischierebbero di darsi la zappa sui piedi, per quelli che ancora la maneggiano, pur di non dare soddisfazioni a quegli esperti, talmente esperti, che nella vita fanno un altro mestiere.

Voteranno secondo coscienza, magari chiedendo conforto a qualche vecchio montalcinese di quelli che con la zappa potrebbero anche scrivere, e non ci saranno problemi, almeno per chi negli anni ha lavorato con giudizio senza costruire cantine hollywoodiane e pagare uaimecher dei miei stivali.
Per gli altri sarà solo giunto il momento di smetterla di campare di rendita e di iniziare a tirare fuori le doti di imprenditori. Se ne hanno.

martedì 29 marzo 2011

Diverzamente buono




E' inutile che facciate i sapientini, non si tratta di un errore e sono perfettamente conscio di aver scritto un titolo alla faccia del correttore ortografico.
Oggi parliamo infatti del Morellino di Scansano DOCG "Diverzo" prodotto dall'azienda Celestina Fè di Montiano(GR), in particolare dell'annata 2009.
Ho provato a cercare informazioni su questo vino in Rete, ho provato su google e sul sito dell'azienda, ma niente di fatto: sembra che nessuno ne abbia mai parlato, così ci provo io stasera dall'alto della mia inesperienza.
Il nome farebbe presagire chissà quale distanza dal Morellino "Celestina Fè", prodotto che ha fatto conoscere ai più l'azienda, ma in realtà sembrano prevalere i tratti comuni.
Innanzitutto colpisce il colore, scarico, trasparente e luminoso allo stesso tempo, che fa presagire l'assenza di vitigni ricchi di colore che pure sarebbero consentiti dalla DOCG e che vengono spesso utilizzati da altri produttori.
Al naso, subito dopo l'apertura, il vino mostra un frutto molto marcato di ciliegia, tanto da far pensare ad una sensibile presenza di Ciliegiolo nell'uvaggio(se sbaglio mi corigerete), mentre con il passare dei minuti il bicchiere si dischiude rivelando i profumi più eleganti del Sangiovese sempre accompagnati da una nota alcolica di sottofondo, impressione corroborata dall' etichetta(14.5°).
In bocca il vino è potente senza risultare aggressivo, il tannino è ben presente ed in via di perfezionamento, mentre l'acidità esuberante lo rende un vino perfetto per accompagnare la cucina tradizionale maremmana,  piacevolezza estrema ad un prezzo equo(Conad Grosseto, poco più di 10 euro).
Probabilmente non lo troverete premiato sulle riviste o in qualche Esposizione Universale, ma poggiato sulla tavola avrà l'aspettativa di vita di un gatto sull'Aurelia.
E questo, a mio modo di vedere, è il miglior complimento che si possa fare ad un vino.

venerdì 11 febbraio 2011

Harakiri ilcinese




Non è stata una mia scelta, ma a Montalcino ci sono nato.
C'era nata prima di me una metà buona della mia progenia e, nonostante i suoi abitanti spesso non facciano grandi sforzi per risultare simpatici, devo confessare di essere affezionato a questo paese, che, anche se vorrebbe esser città, sempre paese rimane.
Nonostante il PIL da città infatti, del paese mantiene le dimensioni e, soprattutto, la mentalità: chiusa, autarchica, arroccata, come già la sua collocazione lascia intuire.
Grazie a Dio, vorrei aggiungere, perchè se Montalcino è diventato quello che è, lo deve alla Natura ma anche all'integralismo e alla cocciutaggine dei suoi abitanti e dei suoi agricoltori.

Poi capita che arrivino i soldi. Tanti, non proprio per tutti, ma per molti.
E così molti agricoltori diventano imprenditori, alcuni imprenditori diventano speculatori, i quintali di Brunello si moltiplicano, qualcuno inizia a mormorare, qualcuno ad indagare e qualcun'altro a patteggiare.
Il Sangiovese perde il monopolio, i vitigni internazionali indigeni o importati, prendono piede e si accomodano alla chetichella nella Doc "Sant'Antimo".
Ma si sa, sono tempi di crisi, il mercato non tira granchè, le cantine traboccano e così invece di sforzarsi per fare prodotti migliori(si può), per promuovere meglio quelli che ci sono o, eresia, per contenere i prezzi che si fa?
Si diluisce il marchio, permettendo un 15% di altri vitigni nel Disciplinare del Rosso di Montalcino.
Eh sì, perchè da sempre il problema insormontabile del Sangiovese è che...sa troppo di Sangiovese, come già la storia del Chianti ci insegna.
Non sono un enologo e neanche un esperto di marketing, per cui non provo neanche a spiegarvi perchè, ma a me mi sembra proprio una grande cazzata, un'idea miope che non dovrebbe neanche sfiorare un Montalcinese. Tutto qui.
Non sono in grado di spiegarvi perchè, ma ho la netta sensazione che sarà un grossolano errore cui si potrà rimediare soltanto facendo retromarcia quando il marchio sarà già "sputtanato".